PROPOSTA EDUCATIVA

IL PROGETTO EDUCATIVO: PER UNA SCUOLA LIBERA, APERTA ED INCLUSIVA

Lo scopo della scuola come istituzione è l’istruzione. Ma l’istruzione non accade se non là dove nasce un rapporto che indichi lo scopo di quello che si insegna, cioè un rapporto educativo. La scuola si propone come un luogo in cui questo rapporto possa accadere. Il progetto educativo inserito nella grande tradizione delle Scuole Cattoliche punta alla formazione integrale della persona umana. L’impianto pedagogico non sposa una teoria psicopedagogica della educazione in particolare ma affonda le sue radici nel metodo del “Rischio Educativo”, cioè si propone di essere: scuola dell’esperienza del bambino.

UNA COMUNITA’ CHE EDUCA INSEGNANDO

Il compito dell’insegnante e l’impegno educativo sono collegati in modo sostanziale: comunque si insegni, si educa, in quanto si propone una visione della realtà. In questo senso, ogni nostro gesto è inevitabilmente educativo, perché esprime e testimonia una posizione di fronte alla vita, ossia un giudizio. Educare significa, innanzitutto, condurre a prendere coscienza della ricchezza della realtà secondo tutti i suoi fattori, cioè promuovere lo sviluppo di una caratteristica naturale e oggettiva del bambino: la sua apertura alla realtà. Il bambino si stupisce di fronte a ciò che vede, guarda le cose con occhi non ancora condizionati, è curioso e vuole toccare e capire.

L’ATTENZIONE ALLA PERSONA

L’attenzione alla persona nella sua singolarità e tipicità è uno degli elementi fondamentali di ogni autentica educazione. Il bambino è, pur piccolo, già uomo e deve essere accolto, stimato e guidato perché le sue potenzialità crescano, la sua ragione si sviluppi, la sua libertà si realizzi. In primo piano è dunque il riconoscimento del valore della persona e quindi di quel bambino che, già ricco di tutte le sue potenzialità, è proteso al compimento di sé. All’interno del percorso della personalizzazione, si riscontrano dei bisogni educativi che sono propri di ogni studente: la necessità di essere educati, di essere introdotti nella realtà, di rapportarsi con gli altri e con il mondo. In questo senso la concezione che sottende alla parola ” bisogno” risulta assolutamente positiva: “aver bisogno” non è una situazione di pochi e nemmeno uno svantaggio, è invece una questione essenziale, che fa parte della stessa natura umana, che ci accomuna agli altri e che ci rende unici allo stesso tempo.

IL BAMBINO E LA SUA FAMIGLIA

Il bambino ha la radice e il principale riferimento nella sua famiglia. Essa è il primo luogo nel quale impara a vivere e a stare di fronte alla realtà. All’ingresso nella scuola dell’infanzia ha già una sua storia personale che gli consente di possedere un patrimonio di atteggiamenti e capacità. Egli è un soggetto attivo, curioso, interessato a conoscere e capire, capace di interagire con i coetanei e adulti al di fuori dei legami parentali.

IL COMPITO DELLA SCUOLA

La scuola dell’infanzia si pone quindi come primo aiuto sistematico alla Responsabilità educativa della famiglia. Per questo curiamo in modo particolare sia il momento del distacco per l’inserimento sia, nell’arco degli anni, il rapporto con la famiglia come fonte di identità e ricerca di un cammino adeguato ad ogni bambino. La scuola dell’infanzia rappresenta per quasi tutti i bambini il primo luogo, diverso dalla casa, in cui vivere con altri coetanei e adulti per molte ore al giorno. Questo passaggio può rappresentare un momento piacevole e rassicurante di crescita solo se la scuola è capace di accogliere ciascun bambino, aiutandolo a trovare, nell’incontro con nuove persone e con un nuovo ambiente, un riferimento che lo rassicuri, ponendosi in continuità con la famiglia e offrendo l’apertura a nuove esperienze. Tale apertura non tarderà a tradursi in curiosità conoscitiva, che verrà soddisfatta in modo sistematico nella scuola primaria Il vero apporto che vogliamo dare è favorire un interessamento gioioso alla realtà.

LA PROPOSTA EDUCATIVA

Educare significa introdurre il bambino a conoscere la realtà e a scoprire che i “frammenti della vita” sono legati da un significato. Questa affermazione si esplicita attraverso una qualità di relazione con l’insegnante che custodisce e tiene vivo nel bambino un rapporto di fiducia e di positività verso la realtà. Il criterio che deve sostenere una proposta educativa è riconoscere il bambino nella sua globalità, cioè nella sua unità affettiva e cognitiva e nella domanda di senso che ha sulla realtà.

L’INSEGNANTE

Se il vero apporto che la scuola dell’infanzia deve dare è il “favorire un gioioso interessamento alla realtà”, l’insegnante deve essere persona ricca di senso della realtà stessa, persona che vive la propria esperienza umana e per questo desiderosa di comunicarla rendendo affascinante il cammino del bambino e accompagnandolo nei passi quotidiani fatti di gioco, esplorazione, amicizia e conquiste.

IL BAMBINO

Il bambino è “uno” che pensa, che è capace di un giudizio, che prova desideri, che ha attese. Per questo non esiste un modello di bambino precostituito, ma valorizziamo ogni bambino per quello che realmente è, ne sollecitiamo la curiosità così che l’incontro con la realtà diventi stupore e desiderio di conoscere. Ogni aspetto della sua persona viene così preso in considerazione perché ognuno cresca avendo stima di sé e delle sue possibilità.

IL METODO

Il metodo educativo è la strada che aiuta il bambino a sviluppare tutte le strutture individuali fino alla loro realizzazione integrale. Esso è caratterizzato dall’esperienza, un’esperienza che non può essere insegnata ma vissuta. Abbiamo verificato, che il bambino piccolo ha bisogno che ogni proposta parta da un’esperienza concreta, sensibile, sperimentabile, in cui il bambino viva da protagonista. Tipica è l’espressione “guarda” con la quale il bambino coinvolge l’insegnante ogniqualvolta rimane egli stesso sorpreso da ciò che è accaduto. L’esperienza è vera se ha una risonanza nell’intero mondo interiore del bambino e mobilita la sua intelligenza, affettività e curiosità. Non è solo il “fare”, ma è creare le condizioni perché il bambino possa compiere un passo in più nella consapevolezza di ciò che gli accade. L’esperienza genera quindi una coscienza di sé e una possibilità di crescita.

LA PROGRAMMAZIONE

La programmazione prende avvio da una posizione intenzionale dell’adulto ma è qualificata da ciò che accade “mentre” l’azione si svolge. Ciò che accade rappresenta il “cuore” imprevedibile della didattica rispetto al quale l’adulto ha un compito di osservazione e riflessione, è questo che segna il passo per una nuova proposta.